Primpied by Gaia Guarino

Fashionista cerebrale

 

Milano: capitale della moda, del design e di tanti wannabe che aspettano il momento giusto per palesarsi e mostrare al mondo il loro talento, il loro buon gusto, il loro sorriso patinato.

Le occasioni nella city non mancano mai ma ad aprile, oltre agli alberi fioriscono anche gli esperti di architettura, installazioni e arte di ogni tipo. L’effetto design week è contagioso.

Il salone del mobile e tutti gli eventi satellite noti come fuorisalone, sono l’appuntamento primaverile più atteso nel capoluogo lombardo.

Dopo aver sparato le prime cartucce durante la settimana della moda di febbraio, ogni aspirante blogger, fotografo, stylist e dispensatore di opinioni trova la sua dimensione proprio in occasione della design week. Sei giorni in cui dare sfogo alle proprie ambizioni, in modo rigorosamente approssimativo e al limite dell’ignoranza sotto ogni aspetto.

Il wannabe da fuorisalone si distingue immediatamente per il look. Oltre a riesumare qualche imbarazzante accessorio dal guardaroba anni ’80 di sua zia, abbina in modo totalmente casuale abiti e sfumature perché lui è un artista e si sa, l’arte è genio e sregolatezza. Si aggira in zona Tortona con l’aria di chi ha mangiato pane e design per tutta la vita, si atteggia come se lui con l’arte ci avesse limonato per ore dopo 12 mojito bevuti in un caffè letterario. Peccato che sentendo nomi come Leonardo e Donatello gli vengano in mente soltanto le Tartarughe Ninja.

Ma non importa, il suo mantra è primp your outfit! La design week è un pretesto per farsi notare (da chi?) e per bere gratis. Diciamo le cose per come stanno: delle installazioni e delle esposizioni al wannabe milanese non importa minimamente. Le guarda come Bobo Vieri guarderebbe il lato B di una velina: con interesse ma alla ricerca di qualcosa di meglio.

Il suo look non è mai privo di quegli elementi-chiave da sedicente intellettuale come occhiali, cappello, giacca vintage e cartella stampa – recuperata casualmente – sotto braccio. Spesso quel tocco shabby chic gli conferisce un mood da artista maledetto. Sia ben chiaro, chi appartiene alla categoria di aspirante fashionista cerebrale probabilmente non ha mai messo piede al Salone del Mobile. Le sue vistose scarpe colorate non hanno calpestato nulla che non avesse le fattezze di un loft.

Morale della favola, la design week ogni anno offre un panorama umano degno di nota, ahimè spesso terribilmente stonata.